Carte Scintille

Carte un po' per gioco, un po' per cura

Carte metaforiche ideate da Eleonora Terrile di Labelluli per bambini e bambine della scuola primaria, lanciate il 20 Novembre 2020 al seminario online “Per gioco e per cura” organizzato da Alessandra Falconi, Direttrice del Centro Alberto Manzi, con il sostegno di Regione Emilia Romagna.

Grazie ai contributi pedagocici di Andrea Prandin, Consulente Pedagogico e docente presso Philo – Scuola di pratiche Filosofiche Milano, e di Antonia Chiara Scardicchio, docente di UniFoggia, le carte Scintille sono utilizzabili anche in contesti di formazione per adulti: educatori, educatrici, insegnanti della scuola primaria, operatori del Tribunale dei Minori.

Durata: 1 ora.
Età: dai 6 anni.
Numero partecipanti: max 15.
Dove: a Milano e online.

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Copertina, carte della serie “Onda” e “Piuma”.

Carte disegnate da Adam e da Yasmine della 2° B dell’istituto Tommaso Grossi (anno scolastico 2019-2020), dopo il primo utilizzo delle Carte Scintille in un laboratorio da remoto tenuto a Primavera 2020 da Eleonora Terrile e Roberta Secchi per conto di Mus-e Milano.
Insegnante: Antonietta Guanci.

Testimonianze

“Carte come scintille: un gioco d’arte come scelta estetica ed etica nell’ascolto delle narrazioni dei bambini e delle bambine.”
Intervento di Andrea Prandin, Consulente Pedagogico, docente presso Philo – Scuola di Pratiche filosofiche di Milano al seminario “Per gioco e per cura” del Centro Alberto Manzi (20 Novembre 2020).

“Posso usare le carte Scintille in tanti modi e per vari scopi: educazione all’immagine, italiano, narrazione orale e scritta.
Ho trovato che sono utili anche a richiamare l’attenzione della mia classe Ogni tanto ne proietto una sulla LIM e chiedo ai bambini e bambine di rispondere alla domanda.”
Chiara Stagni – Scuola elementare di Via Crespi – Milano

“Per Natale ho regalato le carte Scintille a colleghi e colleghe educatori e assistenti sociali.
Varie le reazioni: alcuni colpiti dalla delicatezza, altri intrigati dal possibile utilizzo, altri spiazzati, altri incuriositi, alcuni perplessi…
L’importante per me era provocare l’interesse per un ascolto disincantato dei racconti che possono nascere da simboli a cui l’altro attribuisce il proprio significato.
Così da lasciarci guidare nella altrui storia, come osservare il gioco spontaneo di un bimbo che si trova di fronte a materiale insolito e non strutturato.”
Katia Zucchi – Educatrice – Lecco