La psicoterapeuta Milena Perazzini e le carte Scintille

Ieri mi sono emozionata a leggere su IG un post scritto dalla psicoterapeuta Milena Perazzini a proposito delle mie carte Scintille.
Con il suo permesso riporto le sue parole e foto.

“Perché ride una donna cespuglio? Che consiglio dà un uomo stropicciato? Che cosa chiede alla luna una bambina nido? Che lingua parla un bambino tempesta?

Che incredibile, immaginifico gioco dell’assurdo queste carte! E quanti mondi possibili e fantastici si aprono nella lettura e nelle possibili risposte a quesiti del tutto anomali. Per quale motivo una donna (o un uomo, un bambino, una bambina) dovrebbe essere cespuglio o nido o addirittura fuoco d’artificio?

“Scintille – Carte un po’ per gioco, un po’ per cura” realizzate da Eleonora Terrile (@animamundiotranto), sono carte poetiche. Invitano all’esplorazione, al gioco, alla riflessione: all’introspezione, soprattutto. Sovvertono il nostro mondo piano e lineare e invitano ad accedere a quello della fantasia e dell’impossibile. Scardinano qualunque logica a favore dell’immaginazione, grande fattore di protezione rispetto a situazioni di malessere.

Giocare a rispondere, inventando storie, facendo “finta che”, ha permesso a me e alle persone alle quali ho proposto di stare nel tempo sospeso dell’incredulità, di scoprire nuovi frammenti di noi stessi, di riconoscere quanto ancora si possa abitare una mente bambina.

Oltre al gioco, essenziale per chiunque in tempi di smarrimento, trovo le carte uno strumento potente in contesti formativi e di cura. Grazie alla dissonanza che si crea tra quesito e immagine, aprono all’espressione e alla conoscenza di sé. Ideali poi per scrivere autobiograficamente e soffermarsi a rievocare la propria storia proprio a partire dal testo o dall’immagine.

Sono fortunata. Ho amiche che mi tengono strette a loro. Grazie Antonella.”

Testo e foto di Milena Perazzini.

NOTA. Il cofanetto contenente 40 carte Scintille e un libretto di carattere scientifico pedagogico è acquistabile online sul sito di Animamundi Edizioni e durante eventi di formazione tenuti da Eleonora Terrile e comunicati via social e su questo sito.

 

“Senza regole”: incontro sul gioco con Monica Guerra

Venerdì 12 Aprile, presso la Libreria 121 di Milano, ha avuto luogo l’incontro sul gioco: “Senza regole”.

A dare il benvenuto ai partecipanti il graphic designer Pietro Corraini, il cui cognome riporta alla casa editrice fondata dal padre, che ha editato tutte le opere dell’eclettico artista e designer Bruno Munari.

La parola è poi passata a Monica Guerra, ricercatrice di didattica e pedagogia presso l’Università di Milano Bicocca.

Monica Guerra ci a invitato a provare i giochi esposti, alcuni dei quali creati da Bruno Munari, come la “Scatola di Architettura”.

Realizzato nel 1945, alla fine della seconda guerra mondiale, questo gioco invitava i bambini a costruire edifici, proprio mentre i loro genitori stavano ricostruendo l’Italia in macerie.

Il gioco che più ha affascinato Labelluli è “Il gioco del + e del -“ideato da Bruno Munari e Giovanni Belgrano. Si tratta di tanti quadrati trasparenti, ognuno con stampata una differente immagine, che sovrapposti a piacere permettono di creare composizioni nuove e sorprendenti.

Un altro gioco invitava a creare sequenze d’immagini accostando carte illustrate.

Terminato il tempo a disposizione, Monica Guerra ha chiesto: “Chi di voi ha giocato?”, “Chi si è annoiato?”, “Chi si è sentito così così?”. La maggior parte di noi si era sentito nella terra di mezzo. Fra le motivazioni: tanti giochi e poco tempo a disposizione; troppi giochi in uno spazio esiguo; giochi da fare in gruppo, non da soli; ai giochi sconosciuti preferibili quelli noti, etc…

Partendo da queste risposte, Monica Guerra ha dato qualche spunto di riflessione.

Il gioco richiede un tempo e uno spazio dedicato e protetto, anche dal mondo degli adulti.

I bambini giocano, perché giocando imparano: l’espressione “gioco-educativo” è dunque un ossimoro.

Quando il bambino gioca entra in uno stato di “flow” dove non esistono il tempo e lo spazio, ma solo il “qui e ora”.

Tutti giochiamo. Il “come” dipende dalla cultura, dal Paese, dai valori della comunutà di appartenenza: giochi basati sulla competitività vs cooperazione, giochi di costruzione vs giochi di creazione, etc. Ma il gioco è libertà o regola? Il gioco è autodeterminazione. Lasciamo ai bambini il piacere di provare, scoprire, autoregolarsi.