Testo descrittivo e testo soggettivo: gli insegnanti di scuola primaria affrontano questo argomento avvalendosi di brani di vario tipo da leggere e analizzare, prima di far arrivare la classe alla produzione scritta.
Se è vero che entrambi i tipi di testo presentano delle difficoltà, il secondo richiede particolare attenzione quando bambini e bambine sono invitati a parlare di sé.
Racconta l’insegnante di scuola primaria Maria Vaccaro, ideatrice dell’attività didattica “Come mi sento”?
“Ogni volta che affrontavo l’argomento testo soggettivo ottenevo lo stesso risultato: bellissime descrizioni con tanti aggettivi, poche emozioni e riflessioni personali. Bambini e bambine raccontavano come erano visti dagli altri, non come si percepivano e sentivano.”
A 8 anni un conto è fare una descrizione oggettiva di sé: ho i capelli ricci e gli occhi azzurri.
Un altro è ascoltarsi, soffermarsi su come ci si sente, che cosa si prova, dare voce alle proprie emozioni.
Nelle mani di bambini e bambine di terza primaria le Carte Scintille si sono rivelate un utile strumento
per la visione e l’ascolto di sé.
L’attività didattica è iniziata con l’invito a guardare in silenzio le carte sparse per terra, a partire dalle immagini, facendo seguire la lettura, sempre in silenzio, delle domande.
Dopo attenta osservazione bambini e bambine hanno scelto una carta: quella più vicina alla loro percezione di sé e al loro sentire, e da lì sono partiti con la produzione di un testo soggettivo.
Le carte Scintille attraverso creature sorprendenti e domande legittime generano infinite risposte, tutte diverse e accettabili.
Inoltre, la stessa carta e domanda possono suscitare percezioni di sé ed emozioni differenti.
“Mi sento un bambino scarabocchio perché a volte mi sento in disparte e senza attenzioni.”
“Mi sento una bambina scarabocchio proprio perché sono iperattiva, devo fare sempre tutto in una volta.”
“Mi sento anche una bambina scarabocchio perché io penso a tante cose da creare e ne penso talmente tante che a volte
mi scordo quello che voglio fare e mi ritornano dopo un po’”.
Quando la percezione di sé sottende amarezza, come nel caso dell’alunno che a volte si sente in disparte e senza attenzioni, la creatura improbabile della carta può aiutare a ridefinirne l’immaginario: un dinamico Scarabocchio sostituisce la rappresentazione mentale di un bambino isolato e trascurato.
In questa come in altre attivazioni è rilevante l’invito a osservare le carte in silenzio e a prendersi il tempo necessario prima di sceglierne una.
Il silenzio, lungi dall’essere qui un’imposizione e una richiesta di disciplina, diventa uno spazio di autoascolto nel quale il bambino può sostare fino a quando decide che è tempo di fare una scelta.
“Come mi sento?” Esperienza didattica condotta da Maria Vaccaro, insegnante della scuola primaria Lagomaggio dell’Istituto Comprensivo XX Settembre di Rimini. Due classi terze – anno scolastico 2020-2021.
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